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Incentivare la ricerca clinica nel Mezzogiorno, avvicinare l’assistenza sanitaria ai generatori di qualità di quella stessa offerta, e cioè alla ricerca e alla formazione sono i principali obiettivi del neonato Cericsal, ovvero del Centro di Ricerca Clinica Salentino

Un insieme di intuizioni e risorse materiali che sarà presentato al pubblico il 28 maggio, attraverso una conferenza stampa organizzata presso la Biblioteca Comunale Francesco Piccinno di Maglie (tra le ore 10 e le 12, per chi avesse la possibilità di partecipare). 

L’idea del centro come sistema di armonizzazione di idee, profili professionali altamente qualificati e strumenti innovativi (soprattutto tecnologici) nasce grazie alla caparbietà e alla passione di tre brillanti uomini di scienza. Si tratta di Andrea Tinelli (direttore della Ginecologia e Ostetricia presso l’ospedale Ignazio Veris Delli Ponti di Scorrano), Alberto Argentiero (ricercatore ISBEM - Istituto Scientifico Biomedico Euro Mediterraneo), e Stefano Lagravinese (direttore scientifico e fondatore di ClinOpsHub). Isbem e ClinOpsHub sono due punti di riferimento, a Mesagne, per la promozione del valore della ricerca scientifica e delle attività di sperimentazione.  

Con il suo impegno multidisciplinare, il Cericsal farà da ponte tra le unità operative dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce (nelle diverse specialità mediche, tra cui la ginecologia, la gastroenterologia, la pediatria, l’oncologia e la cardiologia) e l’ospedale di Scorrano, struttura periferica non solo in senso geografico, come sottolinea il professor Alessandro Distante (presidente Isbem e co-founder del Cericsal). Su Scorrano e sulla ‘chimerica’ realizzazione, in tempi brevi, di un nuovo nosocomio si concentrano le cronache salentine delle ultime settimane. La sanità italiana vive forse il momento più drammatico della sua storia, e l’ospedale di Scorrano (con il suo Dipartimento di Emergenza e Accettazione DEA di I° livello) attende da anni interventi di ammodernamento necessari alla sua sopravvivenza. 

Quando si parla di sanità pubblica e privata, non si può prescindere dalla triade “formazione, ricerca e assistenza”, fa notare Alessandro Distante. In Puglia abbiamo soltanto 63 centri di ricerca clinica, mentre l’Emilia-Romagna ne può vantare 235. Un divario enorme, soprattutto se si considerano le esigenze sanitarie di molte aree della Puglia, afflitte dall’inquinamento industriale (Taranto è una città simbolo, in questo senso). 

Quando abbiamo chiesto al presidente dell’Isbem in quale ambito la sperimentazione sia più urgente, nel territorio salentino e più in generale pugliese, pur nella consapevolezza che le aree di intervento non possano essere circoscritte, ci ha risposto che la Puglia è decisamente indietro sulla prevenzione. Si parte dal sistema delle attività preventive, per migliorare anche il resto. In Puglia la prevenzione è praticata, a livello pubblico, poco e male. 

È ormai acclarato che le malattie polmonari, cardiovascolari e metaboliche vengano favorite dall’inquinamento ambientale, nelle sue varie espressioni. Un dato drammatico che crea allarme, senza che a tale preoccupazione segua un qualche programma di interventi, una pianificazione politica seria. 

«C’è bisogno di fare prevenzione, ma non si può risolvere il problema sottoponendo tutti i cittadini a esami diagnostici, i costi sarebbero insostenibili - fa notare il professor Distante. Bisognerebbe, invece, agire sulle sorgenti dell’inquinamento e provare a ridurre le emissioni nocive. Purtroppo, la guerra in corso in Ucraina ci ha fatto fare un salto indietro nel tempo, di vent’anni, perché siamo tornati alla necessità di usare il carbone, proprio quando stavamo faticosamente avviandoci verso la transizione energetica».

Quanto alle differenze tra Nord e Sud, per quel che riguarda le attività di ricerca e sperimentazione, il problema è che manca la mentalità giusta, in meridione. «Non siamo strutturati per accogliere e praticare la ricerca». L’Isbem è nato 23 anni fa, con la finalità di favorire la cultura della formazione indirizzata a professionisti della sanità capaci di offrire assistenza ai pazienti, restando però in costante contatto con il mondo della ricerca. «Per un medico, non c’è modo migliore per aggiornarsi e stare al passo con i tempi, se non attraverso la formazione continua». 

Paradossalmente, nonostante la sua importanza nel panorama della sanità locale e nazionale, l’Isbem, come altre organizzazioni che si autosostentano, rischia suo malgrado di inciampare in intoppi generati dalla burocrazia e dalla politica; ostacoli potenzialmente esiziali per queste realtà. 

Nel caso del Cericsal, le autorità sanitarie locali hanno prontamente riconosciuto il valore del progetto e avviato il percorso previsto dalla legge, per la concessione dell’autorizzazione all’operatività. 

Il progetto ha le radici a Scorrano e nel territorio salentino, ma la ricerca potrà svilupparsi in qualsiasi luogo dovessero trovarsi persone desiderose di cooperare, per il bene comune. La medicina, del resto, non conosce limiti geografici, quando è vera attenzione alle persone e non strumento di guadagno. L’esperienza di Emergency è forse la migliore espressione di questo elementare concetto.

Il Cericsal si propone di aprire percorsi pionieristici, alla periferia del mondo, nel Salento. Speriamo siano seguiti da altri e possano allargarsi oltre Scorrano, oltre la Puglia.