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Sentirsi liberi nel lavoro. È forse una delle aspirazioni più grandi dell’uomo. Realizzarla non è semplice, soprattutto se si è accompagnati da una o più disabilità. In questo caso tutto diventa più complicato, soprattutto per via di una vecchia cultura, ancora molto presente nelle nostre società. Un modo di pensare che tende a escludere, per paura, incomprensione, incapacità. 

Su molti di questi aspetti si sta lavorando, a livello istituzionale, perché le barriere del pensiero possano cadere, lasciando finalmente vedere quante risorse possa raccogliere in sé chiunque di noi, comprese le persone con disabilità. 

Le nuove linee guida per il collocamento mirato (Decreto ministeriale 43/2022) sono una delle “misure” nate con l’obiettivo di allargare gli orizzonti del lavoro a chi generalmente si vede negato il diritto a esserne parte attiva. Nel ruolo lavorativo che si assume, scegliendolo (la possibilità di sviluppare le proprie attitudini, mettendole a disposizione della comunità nella quale si è inseriti, è un valore), si sviluppano legami e connessioni sia di carattere eminentemente professionale, sia di tipo sociale. Relazioni che diventano il tessuto vitale per ogni lavoratore con disabilità.

Le linee guida per il collocamento mirato, illustrate qualche settimana fa dal ministro per le Disabilità, Erika Stefani, elaborate con il Ministero del Lavoro e con la Conferenza delle Regioni, rappresentano per ora soltanto un orientamento. Siamo ancora molto in ritardo, tuttavia bisogna guardare con favore a un provvedimento che era atteso da anni. 

Si dovrà creare una banca dati specifica che consentirà l’incontro tra domanda e offerta di lavoro; dovrà essere formato del personale dedicato, che si occuperà dell’orientamento al lavoro e dell’inserimento di ogni singola persona con disabilità. Gli stessi operatori o tutor dovranno garantire sostegno alle aziende che assumono. 

Nella realizzazione del programma, sarà essenziale l’implementazione di sistemi che assicurino l’interconnessione tra tutti i soggetti interessati, con il ricorso alla tecnologia e alla multimedialità. Le aspettative sono tante, speriamo possano essere soddisfatte.    

Di inclusione, caregiver e disabilità si parla con Mariangela Tarì sabato 7 maggio, a Crispiano. L’autrice del libro Il precipizio dell’amore. Solo appunti di una madre (edito da Mondadori) torna in provincia di Taranto, per un incontro organizzato dalle associazioni Circo Laboratorio Nomade, Volta la carta, con il Comune di Crispiano e il Circolo didattico P. Mancini. 

Nel libro, Tarì racconta la sua personale esperienza di madre di due figli, colpiti entrambi da una grave malattia. Le sue parole sono chiare: il dolore può trasformarsi in energia e progettualità. Mariangela Tarì è nata a Taranto e vive a Verona, dove è impegnata come docente di sostegno, nella scuola primaria. Il suo libro nasce da una lettera scritta al quotidiano La Repubblica, nel 2018. L’autrice invita, con il suo racconto, a riflettere sul senso della felicità, su quanto sia importante sceglierla ogni giorno. L’incontro con Tarì e con chi si occupa di disabilità (l’ingresso è libero) è in programma sabato 7 maggio, alle 19, presso la Villa Comunale Falcone di Crispiano.