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Le parole altisonanti pronunciate all’apertura della Cop 26 di Glasgow, la grande conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (in corso fino al 12 novembre 2021), forse non giovano alla comunicazione dei problemi che affliggono il pianeta, né possono fare chiarezza sulle soluzioni. Premesso che bisogna attendere la conclusione dell’incontro ONU per valutare gli impegni che saranno stati siglati dai capi di stato e di governo, gli obiettivi finora mancati (non tutti) delle altre Cop non fanno ben sperare.

Come ha sottolineato Antonio Guterres, segretario generale dell’ONU, il pianeta ci sta lanciando dei segnali, dobbiamo ascoltarlo e agire. I recenti annunci sull’azione per il clima potrebbero dare l’impressione che siamo sulla buona strada per cambiare le cose, ma questa è un’illusione.

È una illusione anche quella generata dalla diffusione incontrollata di messaggi “green” in ogni ambito. Al di là della Cop 26, appuntamento politico cruciale se i decisori avranno la capacità di interpretarlo al meglio, i grandi annunci sul cambiamento di rotta dell’economia sono all’ordine del giorno. Parole come “sostenibilità” compaiono ormai anche sulle confezioni delle merendine, e quando i grandi industriali o i governi annunciano di voler raggiungere l’obiettivo “zero emissioni di CO2” forse non dovremmo prenderli troppo sul serio.

C’è un vocabolario dell’economia circolare, della battaglia ambientalista che viene spesso utilizzato a fini commerciali.

I consumatori, dal canto loro, sono tutt’altro che privi di responsabilità. Basta leggere il termine sostenibilità sull’etichetta di un prodotto qualsiasi per sentirsi eticamente a posto, per avere l’impressione di essere parte del cambiamento. Pazienza se poi nella città in cui si vive la raccolta dei rifiuti non sia ancora differenziata o se si usa il suv anche per fare tre chilometri. Promuovere in maniera attiva il vero cambiamento non è semplice come adottare un nuovo vocabolario.

A proposito di parole, viene in mente una sequenza cinematografica rimasta nella memoria collettiva. Nel film Palombella Rossa, Michele Apicella, personaggio creato da Nanni Moretti, si scaglia contro la giornalista che lo sta intervistando. “Le parole sono importanti” strilla furibondo Apicella/Moretti, disturbato dalle frasi fatte e dagli inglesismi che la sua interlocutrice pronuncia, dimostrando una conoscenza superficiale degli argomenti oggetto dell’intervista. Chi parla male, pensa male e vive male.

Le parole sono importantissime sempre, tanto più se devono farci comprendere cosa significhi davvero la transizione ecologica, quali intenzioni debbano trasformarsi in azioni, perché avvenga. Qualche giorno fa il New York Times ha pubblicato un interessante articolo sui significati nascosti nel gergo che si usa per riferirsi al clima. Frasi e parole che spesso ingannano chi le legge o le ascolta. Quando i governi promettono emissioni zero di CO2 (net-zero emission) entro il 2050 o 2060 (per alcuni Stati l’obiettivo è prorogabile di 10 anni) non si stanno riferendo a un vero stop delle emissioni inquinanti, ma solo al fatto che si cercherà di non produrre anidride carbonica ulteriore. Come si legge sul quotidiano statunitense, è verosimile che si raggiunga una riduzione considerevole delle emissioni di anidride carbonica anche grazie al rimboschimento o alle nuove tecnologie (ancora in fase embrionale), che potranno estrarre biossido di carbonio dall’atmosfera. I più critici sostengono che le promesse di oggi, per il futuro, servono a evitare azioni più mirate da avviare nell’immediato. Inoltre, molte delle promesse che riguardano il contenimento della Co2 sono accompagnate da asterischi. Clausole e postille che servono per aggirare in qualche modo le regole. Quindi le parole “emissioni zero” non vanno intese alla lettera.

Idem per il termine sostenibilità, già citato. Spesso, come riporta anche l’articolo del NY Times, compare su prodotti che non hanno nulla di sostenibile. Un esempio? Supporti per la carta igienica che indurrebbero a usare meno strappi di quelli che si utilizzerebbero senza l’accessorio. Peccato che quell’oggetto (il porta rotolo fintamente green) sia qualcosa in più da comprare. Per risparmiare è sufficiente strappare meno carta, a prescindere dal supporto usato. In questo, come in milioni di altri casi, la sostenibilità è contraddetta dalla spinta al consumo.

Sappiamo di cosa parliamo quando usiamo le parole “energia pulita”? Spesso ci riferiamo alle fonti di energia rinnovabile. Ma non sono la stessa cosa. L’energia eolica e quella solare possono essere definite pulite, anche se la produzione di turbine e pannelli solari comporta sicuramente l’emissione di Co2. E per il momento quel tipo di energia non è ritenuta in esaurimento. La combustione di legno e piante per la produzione elettrica o di carburante può essere rinnovabile. Ma se gestita male, può generare una discreta quantità di CO2.   

Insomma, le parole e le espressioni dal significato ambiguo, conosciute poco, usate male o in malafede rispecchiano forse la nostra (di tutti, nessuno escluso) incapacità di agire in maniera consapevole e tempestiva. Ci illudiamo che siano gli altri, i governi e i grandi capitani di industria gli unici a dover prendere delle decisioni. Pensiamo che forse si stia esagerando nel delineare scenari catastrofici per il futuro del pianeta; c’è chi continua a sostenere che l’uomo non sia responsabile del cambiamento climatico. È certamente più comodo pensare che sia così. Ma quando in un solo giorno cade la pioggia di un mese, si piange e si contano i danni. Possibile che l’uomo non possa intervenire, per evitare scenari come quello visto a Catania qualche giorno fa?