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Il futuro del pianeta è nelle mani dei giovani, ma gli adulti hanno responsabilità enormi. Un’economia dissennata e uno stile di vita assai poco rispettoso dei cicli naturali hanno causato i disastri ambientali cui assistiamo da anni. Sul piano sociale, le disuguaglianze continuano a crescere, così come le condizioni di precariato, e il divario di genere è ben lontano dall’essere superato. In una situazione del genere, stare a guardare significa autodistruggersi.

Il Festival dello Sviluppo Sostenibile, che ha fatto tappa a Taranto nei giorni 8 e 9 ottobre 2021, ha fornito importanti indicazioni per la soluzione delle emergenze legate all’ambiente e ai sistemi sociali. Non il primo appuntamento della città con l’evento Asvis (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile), riconosciuto dalle Nazioni Unite come un’esperienza unica e innovativa a livello internazionale. Non a caso per ben due volte, la manifestazione è stata finalista agli SDGs Action Awards. Nel capoluogo jonico, le attività del Festival rientrano nelle iniziative promosse dal piano di transizione Ecosistema Taranto.

Nel corso della lunga maratona talk, si è parlato di crescita urbana e nuove sfide, di consumo e produzione responsabili, comunità sostenibili, innovazione, infrastrutture e parità di genere. La giornata di sabato ha visto protagoniste le startup (sulle idee innovative si concentra molta parte del lavoro di LWBProject), selezionate attraverso l’open call del Comune di Taranto, in collaborazione con il Centro per l’Innovazione e la Creatività e il Dipartimento Jonico.

Un’ampia sezione del Festival è stata dedicata al mare, risorsa sulla quale le istituzioni devono investire con coraggio. La tutela delle acque marine (attraverso, per esempio, l’istituzione di aree protette) è l’indispensabile premessa al rilancio dell’economia locale e alla costruzione di una nuova identità sociale e culturale.

Nel mondo, tre quarti delle terre emerse sono alterati dalle attività umane, e le proporzioni non cambiano se ci spostiamo in mare. E se il mare soffre, sta male anche la terra, come ha giustamente sottolineato Donatella Bianchi, giornalista e presidente WWF Italia, intervenuta al confronto in collegamento web.

«Il nostro è diventato un Paese tropicale; il Mediterraneo oggi ospita specie aliene, altre lo hanno abbandonato e ciò è dovuto al cambiamento delle temperature, che muta gli habitat marini e terrestri – ha fatto rilevare Bianchi. Abbiamo la necessità di centrare, in linea con l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, l’obiettivo relativo alla protezione del 30% delle acque del Mare nostrum; la tutela deve estendersi alle zone costiere. Per il territorio tarantino investire in sostenibilità e natura è una grande opportunità di crescita». L’intervento di Bianchi si è concluso con una esortazione rivolta alla città: «Taranto ha bisogno di credere nel proprio capitale naturale».

Tra gli altri relatori Claudia Scianna, marine officer WWF Italia, Nicolò Carnimeo, docente dell’Università di Bari, Alessandro Ciccolella, direttore dell’Area Marina protetta di Torre Guaceto (esempio virtuoso da replicare), e Carmelo Fanizza, presidente della Jonian Dolphin Conservation che, con i suoi collaboratori ha creato un vero e proprio modello, agganciando la ricerca scientifica sui cetacei nel Golfo di Taranto alle esigenze dell’industria del turismo.

Nell’ambito del Festival, un altro spazio di approfondimento ha riguardato il tema della disuguaglianza tra i sessi, nel mondo economico e sociale. Claudia Sanesi, segretario generale della Camera di Commercio di Taranto, ha dialogato con Titti De Simone, consigliera politica del presidente Michele Emiliano, con delega all’Agenda di Genere. La Regione Puglia è la prima a dotarsi di uno strumento per la partecipazione attiva delle donne nella vita economica e sociale. Una misura che ci si augura possa aprire la strada a provvedimenti analoghi, nei comuni e nelle altre regioni d’Italia. Tra gli obiettivi della strategia istituzionale tracciata dall’Agenda, la promozione dell’accesso delle donne ai livelli più alti dell’istruzione, la lotta al precariato, la diffusione del lavoro di qualità, il potenziamento delle infrastrutture sociali (asili nido e tempo pieno nelle scuole) e il contrasto alla violenza di genere. LWBProject ha seguito con interesse il Festival, ben consapevole delle potenzialità del territorio, che l’impegno dei suoi progettisti (che collaborano a vario titolo con le istituzioni, a livello locale e regionale) cerca di valorizzare quotidianamente.