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Esiste anche in Italia, come in altri Paesi, una legge che disciplini l’uso delle telecamere in grado di effettuare il riconoscimento facciale?

Una domanda che si pongono in tanti, soprattutto quando si tratta di scegliere un sistema di videosorveglianza, privato o pubblico che sia. Quando si decide di installare una o più telecamere, soprattutto negli spazi pubblici, è sempre bene considerare l’importanza della privacy delle persone.

Sembra che in parlamento, in Italia, siano già state depositate delle proposte di legge finalizzate a disciplinare l’utilizzo delle tele o fotocamere con riconoscimento facciale. Ne scrive Kevin Carboni su Wired, on line.

La proposta di legge depositata da un deputato del centro-sinistra prevedrebbe una moratoria sull’uso dei sistemi di sorveglianza biometrici, proprio nei luoghi pubblici.

“La diffusione dei nuovi sistemi di videosorveglianza con riconoscimento facciale ha acceso un ampio dibattito, all’estero e in Italia, rispetto alle implicazioni di queste tecnologie sulla tutela dei dati personali e su possibili abusi – si legge sulla rivista web”. Penso sia un tema rilevante rispetto ai diritti dei cittadini, alla tutela della loro privacy e, soprattutto, importantissimo, per il progresso e l’evoluzione di ogni Paese democratico, ha scritto Sensi su Twitter, riferendosi alla sua proposta di legge.

Sul futuro della democrazia si sono interrogati eminenti studiosi come Luciano Canfora e Norberto Bobbio, i cui testi sono disponibili in tutte le librerie. I volumi sono alla base degli studi universitari, in Italia e all’estero. Per avere una prospettiva più ampia sulle trasformazioni delle istituzioni democratiche, si possono consultare anche i testi di Ralf Dahrendorf. Il politico tedesco, naturalizzato britannico, di ispirazione liberale, sosteneva che nell’ambito di ogni sistema democratico la tendenza al conflitto fosse inevitabile, per la coesistenza, al suo interno, di gruppi che perseguono interessi diversi.

Noi siamo più ottimisti, ci piace pensare, come già Gaber, che la democrazia sia, e possa sempre essere, capacità di partecipazione, da parte dei singoli soggetti, come delle categorie che rappresentano specifici interessi.

Senza voler fare lezioni di scienze politiche, LWB Project ha sempre considerato importante la rete di collaborazione che il mondo digitale può aprire all’unico scopo di perseguire il bene pubblico, ovvero il bene di una collettività e quindi di un intero Paese e del sistema democratico del quale quel Paese è parte.

I progetti sostenuti da LWB sono prova della capacità degli esseri umani, di saper creare, insieme, prospettive nuove per tutti, nel rispetto dei diritti dei più deboli, proprio come stabilito dall’Agenda Onu 2030, per uno sviluppo economico e sociale sostenibile, che stia al passo con le esigenze dell’ambiente.