Visto 1272 volte

I diritti dei bambini vanno difesi ogni giorno. La giornata mondiale del 20 novembre scorso è servita, come già negli anni precedenti, a veicolare questo messaggio. Una ricorrenza nata per celebrare la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, approvata nel 1989. 

In questo momento della storia dell’uomo è quanto mai necessario adoperarsi per i bambini e gli adolescenti, senza i quali nessun futuro è possibile. Il Covid-19 atterrisce, separa e frena, spingendo le disuguaglianze verso un’accelerazione pericolosa. 

La chiusura delle scuole si traduce in povertà educativa, uno studente su otto non ha un laptop e più di due minori su cinque non hanno uno spazio adeguato da dedicare allo studio. Il 13,5% di loro abbandona la scuola prima del tempo. Questi ragazzi, tuttavia, vivono nell’ambito di una famiglia. C’è da chiedersi come. Gli indicatori numerici relativi alle risorse economico-sociali delle famiglie italiane sono spaventosi. Se lasciamo i confini nazionali per volgere lo sguardo altrove, la complessità del momento è restituita dalle migliaia di testimonianze raccolte quotidianamente dai cronisti, in ogni angolo della terra. 

Dai minori che perdono il bene più grande - la vita - nel Mediterraneo, a quelli che, nati in un Paese in guerra o traballante politicamente, aspettano un genitore che arrivi da chissà dove. Frenato quest’ultimo dalle restrizioni dovute al Covid, da aerei che non decollano più o da sentenze che si affastellano sulle scrivanie dei tribunali svuotati dal virus. 

Un miliardo di minori nel mondo è vittima di violenza fisica, sessuale o psicologica, secondo i dati diffusi da Save the Children. Troppi i bambini e gli adolescenti soli, non solo fisicamente. Il diritto naturale vorrebbe per loro l’amore di una famiglia, prima ancora che siano le Convenzioni e gli accordi programmatici, seppure necessari, a stabilirlo. 

Le adozioni internazionali sono state duramente colpite dal Covid. Il Report 2019 della CAI (Commissione Adozioni Internazionali) ha confermato un trend già in discesa: per la prima volta nel nostro Paese, il numero delle coppie adottive è sceso sotto la soglia delle mille unità. E quest’anno (basta consultare le statistiche degli ultimi mesi, pubblicate sul sito CAI) è stata registrata una flessione delle adozioni internazionali senza precedenti (per i bimbi provenienti da alcuni Paesi, oltre il 70% in meno di pratiche concluse felicemente, rispetto al 2019). Gli Enti autorizzati dal Governo ad operare in ambito internazionale si stanno muovendo per aggirare gli ostacoli posti dalla pandemia e da una scarsa attenzione, manifestata nel lungo periodo, da parte delle istituzioni.

A Taranto, l’Associazione GenitoriAmo, attiva sul territorio da dieci anni, accompagna le coppie che si avvicinano all’adozione, supportandole. Si occupa anche di affidi. In questo momento, attraverso l’organizzazione di webinar con esperti e consulenti in ambiti diversi. Quelli che una volta erano incontri in presenza con le coppie o i single (nel caso degli affidi) divengono oggi opportunità da cogliere in rete. “L’importante è uscire dall’isolamento sociale nel quale viviamo – racconta Maria Franca Mastronardi, attivista dell’Associazione e genitrice adottiva. Fare da soli significherebbe allungare ulteriormente l’iter adottivo. All’inizio è stato difficile, mancano il contatto fisico, gli abbracci; in seguito, abbiamo costruito con le persone una bella interazione a distanza. Il nostro obiettivo è veder sorridere i bambini, con le loro famiglie. Dare ad ogni bambino la possibilità di avere una famiglia e alle coppie la stessa opportunità”. 

Abbiamo parlato con Mariarita Valente, presidente di GenitoriAmo e madre di Ludmila (oggi ventenne), adottata all’età di sei anni. 

Com’è nato l’incontro con l’Associazione?

Il logo di GenitoriAmo è un disegno di Ludmila, arrivata nella mia vita nel 2006. Qualche anno dopo, Maria Franca Mastronardi avrebbe visto, per puro caso, in un consultorio di Taranto, quello schizzo e mi avrebbe chiesto di utilizzarlo, per la sua tesi di laurea. Il disegno è piaciuto così tanto che in seguito è stato scelto come logo per l’Associazione. Poi sono trascorsi altri anni, ci siamo perse di vista, anche se io sono sempre stata molto attiva sul fronte adozioni, ma più che altro autonomamente. Tra l’altro faccio anche l’avvocato e sono impegnata in varie attività organizzate con l’Ordine, anche in altri ambiti. 

Quindi non pensavi di entrare in associazione

È stata Maria Franca a ricontattarmi, qualche tempo fa. Sono presidente di GenitoriAmo da circa due o tre anni, ma la verità è che siamo un gruppo talmente bello, unito, che i ruoli sono definiti solo sulla carta, ma intercambiabili nella pratica. 

Com’è stato adottare nel 2006 e come funziona oggi per un genitore che fa questa scelta?

Adottare richiede consapevolezza, è una strada lunga, impegnativa ma talmente appagante che la si ripercorrerebbe di nuovo. Nonostante le difficoltà. Più di dieci anni fa erano davvero tante, perché il nostro sistema sociale non era preparato ad accogliere i bisogni delle famiglie adottive. Pensiamo anche solo alla scuola, oggi esiste una figura professionale che all’epoca mancava: il referente dell’inclusione. C’è ancora molto da fare, naturalmente. Ho avviato tante battaglie, nell’ambito della scuola e ovunque ce ne fosse bisogno. Anche in solitudine, anzi soprattutto; mi sono sentita molto sola all’inizio. 

Per questo è nata GenitoriAmo

Certo, anche per questo. Da noi le coppie si sentono a casa, perché sappiamo quali possano essere le loro paure. Offriamo loro un’assistenza completa. Sugli aspetti psicologici, giuridici, pratici del percorso adottivo o nell’affido. 

Quali sono le paure più frequenti che raccogliete?

Riguardano i questionari da compilare, nel momento in cui si presenta la dichiarazione di disponibilità all’adozione, presso il Tribunale dei Minorenni. È lo scoglio principale per loro, perché hanno paura di non essere ritenuti idonei, hanno timore di veder sfumare il loro sogno. 

Chi può adottare? Ricordiamolo

Coppie sposate o conviventi da almeno tre anni. Poi c’è l’affido, che è un’altra possibilità. Completamente differente come istituto, rispetto all’adozione. Molti ci chiedono come fare a dimostrare di essere conviventi, per esempio. I dubbi e le perplessità che nascono sono tanti, il nostro lavoro serve a fare chiarezza, attraverso un’informazione puntuale e l’assistenza psicologica, sempre con il cuore di chi ci è già passato.

Il ciclo di incontri sulle adozioni si chiama Il salottino del caffè, quali sono le prossime date?

Ne abbiamo organizzato uno lo scorso 19 novembre. Avevamo 11 iscrizioni, di questi tempi non sono poche. Il prossimo dovrebbe tenersi il 26 novembre, dalle 18 alle 19. Si intitola Il fascicolo del giudice; partecipa infatti un giudice del Tribunale dei Minori di Taranto, mentre il terzo incontro web vedrà come ospite un referente del Care (Coordinamento delle Associazioni familiari adottive e affidatarie in Rete). È in programma nella prima metà di dicembre, dobbiamo ancora fissare la data. 

Qual è la situazione attuale, in termini di numeri e di interesse verso l’adozione?

La situazione è semplicemente complicata dalle legittime restrizioni del Governo in contrasto al virus, ma l’interesse da parte delle coppie è sempre vivo. Negli anni passati organizzavamo i pic-nic del cuore e tante belle iniziative in grado di coinvolgere un gran numero di persone. Quest’anno i contatti fisici non sono possibili, ma le coppie hanno accolto lo strumento digitale con favore. Guai se non ci fosse stato. Gli iscritti intervengono, partecipano comunque alle nostre iniziative, nonostante non sia facile parlare di adozione. C’è il rischio che lo schermo inibisca ulteriormente, ma passato il momento iniziale di esitazione, si procede spediti. 

Quante sono le coppie di Taranto adottanti, in questo momento? Quali, cioè, quelle che si sono rivolte a voi?

Al momento delle tante coppie che ci contattano, ne stiamo seguendo circa 4; hanno già avviato l’iter burocratico. Lavoriamo a stretto contatto con il Tribunale dei Minorenni, anche per gli affidi. Ce ne sono anche a lungo termine. Attenzione però: affido e adozione sono due cose molto diverse.

Perché è difficile parlare di adozione?

Perché è un momento molto intimo, bellissimo, ma molto privato. Non è semplice mettersi a nudo. Il lavoro che fa GenitoriAmo si potrebbe rappresentare con una mano tesa in aiuto dei potenziali genitori e di quelli che hanno già adottato. Li supportiamo anche nelle fasi post-adozione, li aiutiamo a superare alcune difficoltà, se ci sono. L’ultima volta l’intervento della psicologa si è concentrato sul tema “Figlio ideale, figlio reale”. Lo scompenso che può crearsi tra quanto immaginato e la realtà è una delle criticità che affrontiamo insieme con le famiglie.

Come si fa a partecipare ai webinar? 

Basta inviare una mail a genitoriamo@gmail.com, indicando nome e numero dei partecipanti. Noi rispondiamo comunicando data e orario della riunione su Meet, con le istruzioni da seguire per collegarsi. Semplicissime.