Visto 4000 volte

Entro metà marzo sarà pronto un piano di social housing da 400 milioni di euro che coinvolgerà 20mila alloggi invenduti.

Piano per il social housing, proposte per gli immobili oggetto di procedure giudiziali o di dismissione

"Sarà un nuovo piano casa con le misure più grosse degli ultimi venti anni. Il provvedimento è da costruire e dovrebbe essere pronto per metà marzo”, dichiara Nencini in apertura del convegno organizzato al Tempio di Adriano dal Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti in collaborazione con l'Associazione nazionale costruttori edili (ANCE), l'Associazione bancaria italiana (ABI) e Cassa depositi e prestiti (CDP).

Fra gli elementi fondamentali del piano per l'housing sociale, Nencini indica la riqualificazione delle periferie, l'immediata canteriabilità delle opere, una sinergia maggiore tra pubblico e privato, la previsione di misure che evitino il consumo di suolo, l'attenzione a specifiche categorie sociali. 

Il piano, che prevede proposte per gli immobili oggetto di procedure giudiziali o di dismissione, si prefigura come uno dei principali driver per la rigenerazione urbana e si sviluppa lungo due direttrici:

  • la creazione di fondi immobiliari di social housing a cui apportare i 'distressed asset' dei vari istituti bancari, vale a dire i crediti incagliati garantiti da immobili,

  • il cosiddetto workout immobiliare, una logica d'azione one-to-one che vede singole imprese proporre a singole banche soluzioni d'intervento su determinati asset.

La sfida è di trasformare le aree industriali dismesse, le infrastrutture in disuso, i vuoti urbani, i centri storici e i distressed asset delle banche in “cluster creativi” capaci di attivare la necessaria filiera tra iniziative economiche, sociali e infrastrutturali per realizzare progetti innovativi.

Un piano che, nota Paolo Buzzetti, presidente di ANCE, tenta di colmare una lacuna che in Italia sussiste da decenni, “l'assenza totale di un piano casa” strutturato: “i 42 miliardi l'anno che lo Stato 'preleva' tramite la tassazione sugli immobili non tornano infatti in termini di edilizia residenziale pubblica e sociale”.

“Il patrimonio edilizio in Italia non risponde più alle necessità sociali”, nota ancora Buzzetti, che propone di risolvere la situazione partendo innanzitutto “dall'utilizzo accorto dei fondi europei del settennato 2014-2020, e dal coinvolgimento, nella definizione del piano di housing socale, degli operatori che sono in grado di intervenire”.

Ad illustrare la posizione dei Comuni, il vicepresidente vicario dell'ANCI Paolo Perrone. “Le politiche della casa dovrebbero cedere il passo a politiche abitative.

Alcuni Comuni hanno già adottato strategie che si discostano da quelle tradizionali" e che costituiscono delle best practice, "attraverso agenzie per la casa pensate per avvicinare domanda e offerta, fondi di garanzia creati ad hoc e contributi sui mutui”.

Fra i fattori positivi sottolineati infine dal vicepresidente dell'ANCI, l'articolo 26 dello Sblocca Italia, relativo a misure urgenti per la valorizzazione e il recupero degli immobili pubblici inutilizzati. “E' necessario concentrarci sul riuso degli immobili, sia pubblici che privati, per fronteggiare la sempre più forte domanda sociale”.

Il presidente dell'Associazione nazionale delle cooperative di produzione e lavoro Carlo Zini propone invece al Governo di puntare su “una forte politica di incentivazione fiscale per l'acquisto della prima casa da parte di alcune fasce sociali” e su “misure agevolative che snelliscano la progettualità”. Allo stesso tempo, nota Zini, è fondamentale attirare l'attenzione del pubblico sul piano per il social housing, “in modo da evitare lo sviluppo di fenomeni speculativi”.

A fine dicembre 2014, Cassa depositi e prestiti Investimenti Sgr - ha spiegato il presidente Vladimiro Ceci - ha deliberato investimenti per un miliardo e mezzo di euro in 27 fondi locali gestiti da 11 Sgr per realizzare 222 progetti per 14.081 alloggi sociali e 6.783 posti letto in residenze temporanee.

“In Italia abbiamo di fronte un problema e un'opportunità”, dichiara invece Raffaele Rinaldi, responsabile dell'ufficio crediti ABI: “il problema è dato dal fatto che le questioni legate al social housing richiedono tempo, l'opportunità dal fatto che ci sono molti immobili invenduti che potrebbero essere riutilizzati a tal fine”.

Secondo Rinaldi è necessario un “ripensamento di alcune norme”, in particolare per quanto riguarda il coinvolgimento delle banche, “affinché si accelerino gli investimenti, secondo una logica di poche, mirate e chirurgiche modifiche alla normativa esistente”. In particolare, conclude Rinaldi, “è opportuno lavorare su una norma speciale per il social housing, che non può prescindere da un confronto con la Banca d'Italia.