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Una delle ultime risoluzioni adottate dal Parlamento europeo prima della scadenza elettorale di maggio, è stata la risoluzione Una protezione sociale per tutti.
 
Con questo atto, approvato il 14 gennaio scorso con una maggioranza trasversale del 85% (clicca qui per vedere nel dettaglio come hanno votato i singoli gruppi e deputati), l'Assemblea di Strasburgo ha sottolineato come la maggior parte dei sistemi nazionali non siano in grado di garantire il diritto fondamentale alla protezione sociale a tutte le categorie di lavoratori, salariati ed autonomi, e ha chiesto pertanto agli Stati membri di sviluppare e ammodernare i loro sistemi di protezione sociale, per garantire a tutti una protezione solida, sostenibile e adeguata, fondata sui principi dell'accesso universale e della non discriminazione.
 
Negli ultimi 20 anni il lavoro con contratti atipici ha registrato una crescita in tutti i paesi Ue, sia per quanto riguarda il numero di persone occupate, sia per quanto riguarda le tipologie di contratto
  • Questo fenomento colpisce maggiormente le donne, i giovani e gli immigrati
  • I contratti atipici comportano livelli inferiori di sicurezza sul lavoro, stipendi inferiori e irregolari, minore formazione, minori opportunità di carriera, minore tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, minori diritti sindacali
  • Le norme di sicurezza sociale lasciano spesso i lavoratori atipici privi di copertura assicurativa
Oltre a questi è da mettere in luce un aspetto del problema quasi sempre ignorato: l'asimmetria tra lavoratori standard e lavoratori con contratti atipici diventa ancora più pesante ed evidente quando questi ultimi decidono (o meglio sono costretti) di esercitare il loro diritto alla libera circolazione per cercare migliori condizioni di vita e di lavoro in un altro Stato membro.
 
Queste nuove categorie di lavoratori, atipici e mobili, sono discriminati infatti non una, ma quattro volte: hanno redditi bassi e precari quando lavorano, sono scarsamente coperti dai sistemi di sicurezza sociale quando restano disoccupati, perdono una parte dei loro diritti quando si spostano in un altro stato Ue, hanno maggiori probabilità di altri ottenere un contratto atipico anche nel nuovo paese di residenza.