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Avere un’idea brillante e realizzarla senza lasciare la propria terra. È quanto vediamo accadere sempre più frequentemente, per fortuna. Anzi, per impegno. Quello di chi pensa di riuscire a valorizzare le proprie risorse, armonizzandole con le esigenze del momento.  

Esattamente la missione di molte startup pugliesi che LWBProject accompagna lungo il percorso dell’iniziativa condivisa, che nasce dalle reti di persone che hanno competenze diverse. Qualche giorno fa si è tenuto un convegno, presso la Regione Puglia, sull’economia circolare e sulle startup innovative. L’incontro pubblico ha offerto l’occasione per citare esempi positivi di bioeconomia in Puglia, l’ultimo dei quali è rappresentato da AraBat. Una startup di giovani, quasi tutti di Foggia, promossa dall’Associazione NemicoRe e da una rete di cui fanno parte anche le università di Foggia e di Bari. 

Sulla base delle conoscenze e delle tecniche sviluppate dalla Nanyang Technological University di Singapore, AraBat si propone di riutilizzare gli scarti organici, in particolare quelli della frutta (e nello specifico degli agrumi), per recuperare materiale presente nelle batterie esauste. I metalli che generalmente si gettano via con le batterie possono invece essere nuovamente utili: cobalto, nichel, manganese e litio che tornano, una volta recuperati, grazie ad un particolare processo, nel ciclo produttivo. Un perfetto esempio, dunque, di economia circolare. 

L’altra faccia del recupero e del reimpiego dei metalli contenuti nelle batterie esauste è il contenimento dell’accumulo di scarti e quindi dell’inquinamento. È facile immaginare quanto possa essere complicato smaltire gli scarti derivanti dal ricambio continuo delle apparecchiature elettriche ed elettroniche cui siamo abituati. 

A proposito di questo, l’economia circolare prevede anche che un oggetto possa essere usato il più a lungo possibile. Sarebbe opportuno quindi cercare di rispettare il ciclo di vita dei prodotti acquistati (non solo quelli tecnologici) e, in un secondo momento, provare a destinarli ad altro uso (a seconda degli oggetti, naturalmente). 

Quando un dispositivo elettronico (per esempio uno smartphone) compie il suo ciclo, è importante smaltirlo correttamente. Non tutti i quartieri cittadini sono dotati degli appositi contenitori per la raccolta di questo genere di apparecchiature (il discorso vale anche per le pile), ma certamente esistono le isole ecologiche, in ogni città, cui uno o più rioni possono fare riferimento per conferire i rifiuti speciali. 

Smaltire correttamente batterie e dispositivi serve a recuperarne parti ancora utilizzabili. Il progetto AraBat, come altre esperienze raccontate durante l’incontro dello scorso 23 febbraio, a Bari, è nato proprio con questo obiettivo: reinserire materiali ancora utili nel ciclo produttivo e, al contempo, contenere l’inquinamento.