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Taranto si mostra alla Biennale di Architettura di Venezia, grazie ad un progetto documentaristico curato dal visual artist Antonio Ottomanelli e realizzato con il contributo di Pugliapromozione – Por Fesr 2014-2020 e della Regione Puglia. Importante anche la consulenza della rivista internazionale Domus.

Il lavoro di Ottomanelli è visibile nel Padiglione Italia, nello spazio definito “Comunità resilienti” della 17esima edizione della Biennale, dal 22 maggio al 21 novembre 2021. Il piano Ecosistema Taranto, nato per traghettare la città verso la sostenibilità ambientale, economica e sociale è fruibile, grazie a questa partecipazione, in chiave artistica. Il passato, il presente e il futuro di Taranto si offrono ai visitatori, attraverso le immagini, i volti e le voci di un luogo che sta riscoprendo le altre sue vocazioni. Una personalità rimasta intrappolata nell’acciaio che finalmente si libera. 

«La presenza di Taranto alla Biennale di Architettura ha un enorme valore – ha dichiarato Ubaldo Occhinegro, assessore all’Urbanistica. Sancisce quanto la nostra città abbia camminato negli ultimi anni, tanto da diventare un riferimento, un esempio, un oggetto di studio. Saremo a Venezia con l’orgoglio proprio di chi ha lavorato per il bene della comunità, non solo di quella presente, ma soprattutto di quella che nel futuro godrà della trasformazione che abbiamo innescato in questi anni».

Antonio Ottomanelli, che ha curato l’installazione video è un architetto i cui lavori hanno fatto il giro del mondo: Berlino, San Paolo, Dallas, Arles, New York, Londra, Holon, Amman. Adotta l’arte visiva per la sua ricerca, concentrata prevalentemente sui territori. Non è il paesaggio urbano in sé ad incuriosirlo, il suo approccio mette in relazione l’autorità con l’evoluzione dei luoghi fisici, con la tecnologia e la quotidianità. Ogni cosa osservata attraverso questa lente, diviene un indicatore delle dinamiche sociali e delle tensioni geopolitiche. Le sue immagini indagano nel profondo, a scoprire il sostrato delle guerre, delle proteste, delle rivoluzioni, quali che siano. 

Lavori come Mapping Identity e Big Eye Kabul realizzati in Iraq e Afghanistan tra il 2011 e il 2014, fanno parte della collezione del FOAM Fotografiemuseum di Amsterdam. La sua opera - si legge nelle note biografiche pubblicate sul sito Feltrinelli - è parte della collezione della VAF Stiftung, presso il Museo di arte contemporanea e moderna di Trento e Rovereto MART.

Non abbiamo ancora avuto il piacere di apprezzare l’installazione video che consente a Taranto di essere nel prestigioso contenitore della Biennale. Ci sarà tempo. L’installazione permanente sarà affiancata, a partire dal 21 settembre (fino al 26 settembre), sempre nel Padiglione Italia, da una mostra dedicata al piano di transizione Ecosistema Taranto

Immaginiamo, nell’attesa di vederla, l’intensità dell’opera documentaristica. Nel caso di Taranto, Ottomanelli si è trovato ad indagare le ragioni di una rivoluzione che definiamo anomala, per molti versi. Intanto perché lenta, quasi a negare la necessità del suo innescarsi. Almeno inizialmente. Una lenta presa di coscienza da parte delle autorità, del Governo, della comunità locale, rispetto agli errori commessi, alle possibilità del luogo, alla violenza che l’ambiente ha subito, a causa dell’inquinamento selvaggio. La città affacciata sullo Jonio ha rappresentato, dagli anni Sessanta in poi, un panorama in cui il mare non era più il protagonista.

Il suo posto preso dalle ciminiere, che pure hanno significato, con lo stabilimento al quale appartengono, benessere economico, soprattutto negli anni Ottanta. Poi è arrivato il processo Ambiente Svenduto. Adesso è il momento di guardare oltre. Lo sguardo è di nuovo rivolto al mare, alla Città Vecchia, al Museo, alla capacità di Taranto di ospitare grandi eventi musicali e culturali. L’apprezzamento dei turisti lo dimostra. Ma come conciliare il passato con il presente? E come continua la storia della città? Forse il video racconto di Ottomanelli può fornire qualche risposta. Perché non c’è nulla più dell’arte in grado di illuminare la strada.