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La diffusione del SARS_CoV_2 ha costretto chiunque, a prescindere dalla latitudine, a una vita eccessivamente sedentaria. A distanza di quasi 13 mesi dall’esplosione di un’epidemia divenuta rapidamente globale, si registrano i primi effetti negativi del cambiamento obbligato di stile di vita. 

Ne parla diffusamente anche Peter Walker, reporter del Guardian, in un podcast molto interessante, disponibile sul sito del quotidiano britannico, naturalmente in lingua originale. 

In breve, Walker si sofferma sul concetto di confinamento che tutti, purtroppo, conosciamo bene. L’isolamento in casa o nelle strutture sanitarie, così come in altri luoghi del vivere quotidiano, non ha precedenti, nella storia dell’uomo. Almeno, non in queste forme. Si tratta di un isolamento su scala globale, necessario per prevenire il contagio da Covid-19. Una “nuova” forma di tutela che abbiamo sperimentato, “modellandola”, in qualche misura, dal nulla. Un’autotutela, che è al contempo una forma di rispetto per gli altri, con un pesante risvolto sulla salute: l’inattività fisica. 

Il giornalista stima che 1,5 milioni di persone nel mondo corre oggi un rischio maggiore di sviluppare patologie legate al sistema cardio circolatorio, o malattie come il diabete, il cancro, le aritmie e diverse forme di depressione. La vita sedentaria, secondo alcuni studi condotti da statistici e medici (dati esaminati da Peter Walker), farebbe più danni dell’obesità. 

Che fare? Gli esperti consigliano, anche attraverso i social, in che modo combattere i rischi legati all’inattività fisica e/o all’isolamento in casa. È facilmente intuibile, per chiunque, che muoversi è una questione di volontà. Nel senso che lo si può fare anche in quarantena. Anzi, lo si deve fare. L’isolamento è spesso un alibi, per lasciarsi andare alla pigrizia. Ci si dovrebbe invece imporre un cronoprogramma della giornata che includa anche piccoli esercizi ginnici, per tenere in allenamento i muscoli. Il primo passo per non indebolire le ossa. 

Anche un’ora al giorno di movimento, che può essere il semplice camminare per casa o stando fermi sul posto, magari con la musica sottofondo, può essere di grande aiuto. Le stesse faccende domestiche, se fatte evitando movimenti sbagliati, i quali possono provocare contratture o stiramenti, sono un modo per tenersi allenati. In vista dell’estate; di una ritrovata quotidianità, auspicabilmente più serena. 

Per allontanare la depressione, conseguenza di una vita sociale sacrificata, è importante concentrarsi su attività piacevoli. Ognuno può riuscire a individuare quella più congeniale alle proprie attitudini, preferenze. Anche cucinare può rappresentare uno stimolo importante. E, infine, mangiare sano. Una dieta equilibrata, con i pasti consumati regolarmente, cioè sempre alla stessa ora, ogni giorno, è la base per ristabilire l’equilibrio perduto in mesi e mesi di isolamento e inattività. 

Ristabilire il ciclo sonno veglia è altrettanto importante. Settimane passate in casa, in condizione di inattività, non agevolano i naturali ritmi circadiani. Importantissimi, per il cervello, che ha bisogno di ristorarsi anch’esso. Pensiamo al jet lag e agli scompensi che crea e moltiplichiamo per 100. Un numero del tutto arbitrario, semplicemente per rappresentare quanto “importante” possa essere la condizione di disagio nella quale molte persone si trovano, in questo momento. Un effetto collaterale del virus e della pandemia, tutt’altro che trascurabile. Per ascoltare il podcast in inglese: Is sitting still slowly killing us? – podcast | News | The Guardian.