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“Dietro un grande uomo c’è una grande donna”. Parole inflazionate, superate dal tempo, che pure rappresentano un certo modo di pensare e di agire, mai del tutto tramontato.  

Quella preposizione (dietro) fa torto all’uomo, quanto alla donna. Siamo nell’era dei voli turistici suborbitali, e anche il pensiero deve elevarsi, lasciando a terra i pregiudizi. Le donne hanno fatto enormi conquiste, soprattutto negli ultimi settant’anni, eppure i loro stipendi continuano ad essere più bassi di quelli dei loro colleghi.

Viene in mente il film statunitense Hidden Figures (2016), conosciuto in Italia con un titolo non proprio riuscito: “Il diritto di contare”. La pellicola è basata sull’omonimo libro di Margot Lee Shetterly. Siamo nel 1961 e un gruppo di matematiche afroamericane lavora per la NASA. La vita per loro è durissima, in un mondo quasi esclusivamente maschile e in un periodo storico segnato dalle discriminazioni razziali e dalla Guerra Fredda. Nonostante tutto, saranno proprio Katherine Johnson (una delle protagoniste della storia), le sue complesse equazioni matematiche e le sue colleghe a contribuire, in maniera determinante, a lanciare l’americano John Glenn in orbita e, in seguito, a dare avvio alle missioni Apollo della Nasa.

L’uomo è stato sulla luna, dunque, ma anche la donna ha lasciato la sua impronta su quel suolo. Non certo stando un passo indietro rispetto all’uomo, ma lavorando con lui, anche se l’allunaggio è sempre stato raccontato come un’impresa esclusivamente maschile. È incredibile, ma la Storia restituisce sempre i suoi pezzi, anche quelli più nascosti, almeno finché ci sono persone con la voglia di conoscere la verità.

Oggi, per fortuna il lavoro delle donne è visibilissimo; in tutti gli ambiti lavorativi a raggiungere i risultati migliori sono donne e uomini che lavorano avendo un obiettivo comune, perché è la complementarità che fa spesso la differenza; l’intreccio delle prospettive, diverse, la combinazione degli approcci, la coordinazione, le competenze condivise. Le competenze. Che si possa essere giudicati per le competenze, per il valore del proprio operato, non per il colore della pelle, per il sesso o per chissà cos’altro, è uno dei tanti messaggi che quel film (quella storia, vera) - Hidden Figures - lancia.

I calcoli fatti a mano da quelle donne risultarono, nel 1961, più precisi di quelli effettuati dal calcolatore IBM, a quel tempo uno strumento ad alta tecnologia. E a proposito di tecnologia, scienza e lavoro, Fabiola Gianotti, fisica italiana che dirige il CERN di Ginevra (prima donna a ricoprire questo ruolo) ha recentemente dichiarato che “un robot non potrà mai avere la complessità e la ricchezza del pensiero umano. Il mondo del lavoro cambia in fretta e ai giovani bisogna dare una formazione il più possibile completa, con aspetti anche umanistici, per chi fa attività scientifica e viceversa”. Complessità creativa e ricchezza sono le stesse risorse che le persone che lavorano fianco a fianco sono in grado di generare, a prescindere dal sesso cui appartengono.