Visto 124 volte

La ricerca “Health Report 2020” promossa da un noto colosso farmaceutico, in collaborazione con un istituto di ricerca, rivela dati sorprendenti sul nostro Paese. Sembra che gli italiani siano i cittadini europei che fanno il più largo impiego della tecnologia per monitorare le proprie condizioni di salute o per consultare il medico.

Il rapporto ha preso in considerazione 12 Paesi dell’Unione e 24 cittadini, nel periodo compreso tra febbraio e marzo 2020, quindi nella fase immediatamente antecedente all’introduzione delle misure restrittive anti-covid. In seguito è stata avviata un’altra indagine a fine aprile, su un campione di 6000 persone in 6 Paesi, allo scopo di allargare le “misurazioni” al periodo di massima diffusione del virus, almeno in Europa.

Bisogna tenere presente che si tratta di un sondaggio e le risposte date non sempre corrispondono ai comportamenti reali che i singoli mettono in atto. Il report si è concentrato in particolare sulle conoscenze degli italiani, sulle loro opinioni e sulle abitudini. Quasi l’80% degli intervistati ha dichiarato di essere favorevole a consulti medici a distanza, attraverso le modalità che sono state in parte utilizzate proprio nel periodo del lockdown: messaggistica istantanea; social network; webcam e altri strumenti.

Solo una piccola percentuale del campione intervistato si è dichiarata preoccupata per la propria privacy. Dati che stridono un po' con il parziale flop, almeno finora, di certi strumenti tecnologici. Immuni, l’app sviluppata per contribuire ad isolare i possibili focolai di coronavirus ha soltanto 4 milioni di utenti, allo stato attuale. In Germania un’analoga applicazione di contact tracing ha fatto registrare 6,5 milioni di download soltanto nella data del suo lancio.

Eppure, il Report EG STADA 2020 ha rilevato che gli italiani sono gli europei più disponibili, ben al di sopra della media (84% contro il 75%) ad usare le app per permettere al medico di valutare i progressi terapeutici. Solo il 6% del campione ha manifestato preoccupazioni sulla sicurezza dei dati.

Nel nostro Paese, sempre secondo il report, ci sarebbe anche una maggiore propensione a ricorrere alle cure degli psicologi, quando il caso lo richiede. Tuttavia, solo un italiano su 5 ha dichiarato di essersi rivolto ad uno specialista del ramo, almeno una volta nella vita. Riguardo invece al gradimento espresso circa il Sistema Sanitario Nazionale, 7 intervistati su 10 hanno manifestato apprezzamento per la sanità pubblica, soprattutto rispetto al lavoro fatto durante l’emergenza sanitaria. La fiducia nella medicina convenzionale sta in realtà crescendo, anche se leggermente, in tutto il continente.

La pandemia ha contribuito probabilmente a restituire alla scienza e alla medicina una credibilità minata, negli ultimi anni, da fattori diversi, in primis il moltiplicarsi delle fake news su vaccini e cure.