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Lo chiamano Gender Gap: è la differenza di reazione, tra uomini e donne, agli effetti provocati dalla pandemia in corso.

Secondo un interessante rapporto apparso su Vox CEPR Policy Portal - sito che si occupa di analisi politica basata sulla ricerca e ospita articoli di illustri economisti - gli ambiti con una più elevata percentuale di partecipazione femminile risultano maggiormente colpiti dalle conseguenze della diffusione del virus. Una su tutte: l’emorragia di posti di lavoro (soprattutto quelli occupati dalle donne), mentre crescono i bisogni familiari. Sono le donne le figure genitoriali, stando a quest’analisi, sulle quali ricade in genere (anche in questa fase) la responsabilità di prendersi cura dei figli, di accompagnarli nell’istruzione on line, nei paesi dove le scuole continuano a restare chiuse. 

Quanti di noi, anche gli esperti in materia economica o sociale, hanno interpretato all’inizio la pandemia come una sorta di azzeramento delle differenze? Qualcuno ha usato la parola “livella” tanto cara ad Antonio De Curtis, in arte Totò. Il senso attribuito oggi al termine non è esattamente quello che l’attore napoletano aveva voluto comunicare con i suoi versi. Si è parlato di livella alludendo alla ipotetica capacità del virus di metterci tutti nella stessa barca. Viene in mente a proposito di barca, un bell’articolo di Massimo Gramellini (pubblicato qualche settimana fa, sul Corriere della Sera, nella consueta rubrica “Il caffè”), le cui parole sottolineavano come la barca della popstar Madonna fosse evidentemente diversa da quella di chi ha trascorso la quarantena in 40 metri quadrati, senza alcun comfort, magari alla periferia di Roma o di qualsiasi altra città. I senzatetto, i soli ad essere rimasti in strada durante l’isolamento prescritto dal Governo, non hanno potuto contare che sull’umidità di qualche panchina o del marciapiede. Nessuna barca per loro. 

Anche gli autori dell’analisi che compare su Vox hanno scritto che inizialmente il Coronavirus era stato etichettato come un “grande equalizzatore”. Molto presto tuttavia, si è trasformato in qualcos’altro. L’esatto opposto dell’immagine livellatrice.  I dati di alcune indagini hanno mostrato quel che era intuibile, in realtà, sin dall’inizio. Numeri e grafici che hanno messo in evidenza, in America come in altri paesi, che l’impatto del Covid sulla vita delle persone varia enormemente a seconda della presenza o meno di certi fattori. A determinare differenze sostanziali sono il luogo in cui si risiede, il reddito e anche l’etnia. 

Per non parlare del genere. Anche il covid è una “questione di genere”. Si sa che a livello clinico, i più colpiti dalla malattia sono gli uomini; mentre per quel che riguarda la sfera economico-sociale a farne maggiormente le spese è il genere femminile, come già sottolineato.
Si pensi solo alle donne costrette ad attraversare i mesi dell’isolamento e la fase attuale, caratterizzata anch’essa da non poche restrizioni, in casa, con mariti che le maltrattano. Tuttavia, non mancano elementi di ottimismo. Secondo Vox saranno evidenti nel lungo periodo.

La pandemia, lo si sottolinea continuamente, potrebbe essere trasformata in un’opportunità. Il disastro sanitario, le perdite in termini di vite umane, il dolore che la malattia continua a generare dovrebbero indurre una maggiore responsabilità in chiunque. Non solo rispetto ai comportamenti sociali, alle abitudini da ripristinare (tornare ad adottare una maggiore igiene; rispettare i tempi e gli spazi altrui, così come le aree comuni). La responsabilità individuale e collettiva, delle istituzioni, dovrebbe essere quella di studiare nuove modalità di lavoro (che non può occupare tutta la giornata), di non lasciare che tutto torni com’era.

Si deve offrire un’educazione agli adulti, evidentemente, rispetto al modo di interagire con gli altri, con i figli e relativamente alla fruizione dei beni pubblici. Un cambiamento nella mobilità, negli orari scolastici: sarebbe tutto a portata di volontà, se quest’ultima trovasse espressione. In questi giorni, si sta tristemente assistendo al ritorno della vecchia maniera di “muoversi”. Non ovunque, fortunatamente.

Ma l’impressione è che sarà più facile lasciarsi sfuggire l’opportunità di cambiare che coglierla.

Tornando all’analisi targata Vox, paradossalmente se in questa fase la pandemia sta penalizzando le donne, per i motivi già citati, in futuro potrebbe favorirle. Le donne, ma anche gli uomini hanno avuto la possibilità, per due mesi, di lavorare in modalità smart e contemporaneamente seguire la famiglia. Perché non permettere loro di farlo anche in futuro, magari alternando il lavoro a distanza a quello in sede?

Perché non impegnarsi a costruire un rientro che sia anche un benvenuto a qualcosa di nuovo?