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La parola startup richiama alla mente giovanissimi nerd e strumenti tecnologici “all’ultimo URL”. In realtà, nella società liquida nella quale viviamo, a trovarsi sulla linea dello start sono neolaureati e diplomati, ma anche chi, in altri tempi, non ne avrebbe avuto l’età

Il “neonato” mondo delle startup ha già cambiato pelle; oggi sono numerose le imprese di questo genere capitanate da chi ha raggiunto e superato i cinquant’anni d’età. L’isola di Wight dei Dik Dik, luogo ideale negli anni delle grandi contestazioni, per i “figli dei fiori”, oggi è il paradiso delle startup degli over fifty

Quest’anno, in Inghilterra, sono state avviate 470 mila nuove società, delle quali oltre 4 mila hanno trovato il loro habitat naturale sull’isola di Wight. Nel luogo prevalentemente trainato, fino a poco tempo fa, dal turismo si assiste ad una fioritura impressionante di startup. Negli ultimi anni sono stati progettati ed avviati persino dei corsi rivolti a chi desidera intraprendere questo percorso. In perfetta sintonia con quanto dichiarato da Muhammad Yunus, fondatore della Grameen Bank (pioniera nel campo del microcredito). L’economista bengalese ha sottolineato quel che ormai è chiaro a chiunque dia anche soltanto uno sguardo all’attuale panorama del lavoro: “Le persone dovrebbero svegliarsi al mattino e cominciare a pensare di non essere più cercatrici di lavoro, ma creatrici di lavoro”. 

L’isola di Wight è il riflesso di una mentalità obbligata, di un’interpretazione dei tempi evidentemente funzionale, basata su una conoscenza approfondita dei cambiamenti in corso. Quindi sulla necessità di seguire quei mutamenti, indirizzarli e provocarne di ulteriori. Gli startupper anglosassoni che hanno studi e uffici affacciati sulle scogliere di Wight, a picco sul mare, sono ultracinquantenni che non possono certo andare in pensione, né riescono a trovare una nuova assunzione nelle aziende dalle quali sono usciti, per i motivi più diversi. La strada obbligata, quindi, diventa l’autodeterminazione professionale. La capacità di intercettare bisogni, di mettere al lavoro la creatività, cercare possibili partner e infine avviare una società che possa colmare un vuoto esistente. Non ci sono preclusioni verso alcun settore, qui non esistono imprese create esclusivamente sulla base delle novità hi-tech. Un corso il cui nome è Start Me Up aiuta piuttosto ad individuare delle risorse e ad impiegarle, per sé e per gli altri. Persino il denaro raccolto con la vendita dei biglietti della Lotteria locale serve a finanziare i progetti più innovativi. 

Il clima dell’isola e l’atmosfera rilassata che vi si respira favoriscono lo sviluppo delle idee. Qui si viene anche per fuggire dalla vita frenetica di Londra, per godere di paesaggi rurali, riappropriarsi di gesti semplici, osservare la natura. Le start up oggi trainano l’economia britannica (nel 2018 sono nate 660 mila imprese, 1600 delle quali nel Fintech) e l’isola di Wight è senza dubbio un caso particolare, anche per la sua capacità d’evoluzione sociale. LWB osserva e prende appunti.