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La ricchezza di un paese non può più essere misurata solo in base al PIL (Prodotto Interno Lordo). Diverse sono le variabili che concorrono a determinare il benessere o al contrario, il malessere di una città, una popolazione. 

Per valutare i progressi di una società bisogna considerare i fattori sociali, ambientali, sanitari e via dicendo. Sono i famosi BES, gli indici adottati da Istat e Cnel per misurare il benessere equo e sostenibile. 

Ma c’è chi, qualche anno fa, ha progettato e sviluppato un’applicazione che sarebbe in grado di rilevare la soddisfazione dei cittadini, quindi anche dei lavoratori. Il nome dell’app è Mappiness e il suo ideatore George MacKerron, all’epoca 31enne, ha ideato un sistema che dovrebbe consentire di studiare e favorire il benessere della società. 

Esiste infatti uno studio (cui lo stesso MacKerron ha partecipato) pubblicato sull’Economic Journal dal titolo “Are you happy when you work?” che si è avvalso dell’uso dell’app per la raccolta dei dati.

“Sei felice quando lavori” è una domanda che fa immaginare risposte scontate. In realtà i risultati della ricerca, di cui anche il Sole24ore si è occupato, con un articolo di Vittorio Pelligra, sono stravaganti e prevedibili al contempo: sembra che del lavoro non si possa fare a meno perché la sua assenza ha un impatto negativo, ovviamente, sul benessere del singolo e della comunità, ma lavorare non è un’attività piacevole per la maggior parte degli intervistati. Riassumendo, secondo le risposte raccolte attraverso Mappiness, qualcosa che non piace - il lavoro in questo caso - è tuttavia fondamentale per stare bene. Un po’ come se lavorare equivalesse ad assumere una medicina.

In realtà i risultati della ricerca tracciano un quadro ben più complesso, riassunto qui in pochissime righe. Di sicuro il lavoro ha un valore che va ben al di là del guadagno economico, lo dimostrano le risposte date da chi un’occupazione non ce l’ha. L’esperienza della felicità dipende evidentemente dall’intreccio di elementi diversi e spesso contrastanti. 

Tornando a Mappiness, George MacKerron, il suo ideatore, ha pensato di sviluppare un tale strumento, nel tentativo di unire due aree per lui ugualmente interessanti: quella della felicità e dell’economia, partendo proprio dal presupposto che il benessere non ha solo aspetti positivi. Anzi, può essere una fonte di infelicità al pari delle altre tradizionalmente considerate.

Mappiness garantisce l’anonimato e si scarica su i-Phone gratuitamente. Tra i parametri dei quali tiene conto, ci sono anche le condizioni atmosferiche. La pioggia, come MacKerron ha sottolineato, rende le persone meno felici. Le attività che l’app ha registrato come più soddisfacenti per la maggior parte degli utenti sono naturalmente quelle relative ai momenti di intimità con il partner o la partner, mentre “essere a letto perché malati” è sicuramente la condizione meno desiderabile. Le persone sono felici in qualsiasi altro contesto che non sia quello urbano. Si potrebbe continuare all’infinito: i dati raccolti con Mappiness potrebbero anche suggerire che non sempre si è in grado di scegliere il lavoro più adatto alle proprie caratteristiche, non sempre si riesce a capire in tempo quali siano le attitudini da assecondare.

Farsi aiutare da qualcuno a procedere nella direzione giusta può essere un’idea. Parte del lavoro che LWBProject porta avanti si fonda proprio sul principio del valore, del talento, delle caratteristiche da scoprire, in chi ha voglia di mettersi alla prova. Interrogarsi di più, come a voler rispondere ai quesiti di un’app, può essere un modo per capire da che parte sta il futuro.